Il Libro dell'inquietudine

di Fernando Pessoa



"...Ho conquistato, palmo a palmo, il terreno interiore che era nato mio. Ho reclamato, spazio dopo spazio, il pantano in cui ero caduto nullo. Ho partorito il mio essere infinito..."









“La vita è ciò che sento” scrive Bernardo Soares, insignificante aiuto contabile di un emporio di tessuti di Lisbona. Bernardo presta la sua ossessione al linguaggio dei colori, all’evocazione dei profumi, all’attenzione per i rumori a chiunque voglia dialogare con parti di sé chiuse e nascoste nel buio. Bernardo, appunto, eteronomo di Pessoa, si presta ad essere eteronomo di chiunque voglia entrare nell’inquietudine del proprio mondo soggettivo. Bernardo ci accompagna nel profondo e inquietante percorso di annullamento dell’io raziocinante, per raggiungere il “sentire”, in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, per giungere ad una conoscenza profonda di sè. Bernardo incontra il mondo, l’altro da sé e lo attraversa guardandolo fino a vedere se stesso, ascoltando, masticando per sentire l’effetto della digestione, toccandolo e lasciandosi toccare, odorando fino a riconoscerne le sfumature in una ossessiva ricerca di senso. Scrive del dolore, dell’anima, dei colori, della morte, della vita, della limitatezza umana; una raccolta di appunti, stralci, pensieri di trent’anni di vita, racchiusi in un baule, grigio, buio e portato alla luce, alla vita, la stessa che pare subire, che ci inquieta, che ci mette a confronto con la nostra debolezza, limitatezza, assenza e instabilità, un percorso senza fine la cui meta rimane, per passione, condizione, vizio, onestà e autenticità, semplicemente il cammino, la vita, il sentire.