psicoterapia della gestalt

Il verbo gestalten significa “mettere in forma” o “dare una struttura significante” e il suo risultato, la Gestalt appunto, è dunque una forma strutturata, completa e dotata di un senso.

La psicoterapia della Gestalt ha le sue radici nella fenomenologia e nell’esistenzialismo che, insieme alla psicoanalisi hanno ispirato il suo fondatore Fritz Perls.

La Gestalt sottolinea che il tutto è differente dalla somma delle sue parti e perciò la terapia della Gestalt assume che per comprendere un comportamento è importante, oltre che analizzarlo, averne una visione di sintesi, ovvero cercare di percepirlo nell’insieme del contesto globale (visione olistica).

Le ricerche della psicologia della gestalt in particolare, dimostrarono che ogni individuo è costantemente bombardato da una serie di stimoli, ma il sistema percettivo ne seleziona solo alcuni e li organizza in strutture significative, o gestalt.

In termini psicologici questo significa che come individui percepiamo noi stessi e il mondo, come il risultato di un insieme di stimoli selezionati dal nostro sistema percettivo, che costruisce una figura definita rispetto ad uno sfondo indifferenziato; gli stimoli quindi non vengono percepiti in modo disgiunto gli uni dagli altri, ma vengono ordinati in una unità che risponde al bisogno umano di costruire significati sulla base dell’esperienza percettiva dell’ambiente.

Isolare alcuni elementi di un sistema e attribuir loro un significato costituisce pertanto un processo di osservazione interpretativa parziale, che non tiene conto dell’interazione esistente tra i vari elementi e tra l’individuo e l’ambiente.

In questo senso l’osservazione fenomenologica è invece un atteggiamento che prescinde dall’interpretare i significati dei singoli elementi, preferendo una descrizione accurata dell’insieme nella sua forma presente ed attuale; l’emergere del significato al termine dell’osservazione, come risultato dell’insieme degli elementi, è ben più della semplice somma delle parti dell’intero sistema, ed è questo, in breve, il legame tra la terapia della Gestalt, la teoria del campo e le correnti filosofiche esistenziali e fenomenologiche europee del secolo scorso.

Fritz Perls sviluppò questi concetti e ebbe il merito di applicarli alla terapia, nei termini in cui il cliente ha bisogno di sperimentare l’ambiente per costruire i suoi significati; la terapia consiste quindi nell’analisi della struttura interna dell’esperienza reale al fine di accrescere la consapevolezza di questo processo.

Nel testo che segna l’esordio della psicoterapia della Gestalt troviamo scritto:
…operando sull’unità e sulla mancanza di unità di questa struttura dell’esperienza qui e ora, ci sarà possibile ricostruire i rapporti dinamici tra figura e sfondo, fino a quando il contatto non diverrà più intenso, la consapevolezza più luminosa e il comportamento più energico. La cosa più importante da stabilire è il fatto che una gestalt forte è essa stessa la cura del momento e che la figura del contatto non è segno dell’esperienza, bensì essa stessa l’integrazione dell’esperienza”.

Ciò che caratterizza questo modello è l’approccio ateoretico alla conoscenza del mondo psichico. La PdG si discosta completamente dal modello medico, non è un “trattamento” per curare sintomi o malattie del cliente; piuttosto è un percorso esperienziale intrapreso insieme da terapeuta e cliente; un percorso che va dal sostegno all’auto-sostegno e all’assunzione di respons-abilità (capacità di rispondere) per la propria vita. Aiutare il cliente a scegliere ciò che è meglio per lui, accettando di non sapere alcuna verità assoluta su come si debba vivere.

La terapia della Gestalt lavora sul qui ed ora, e' la terapia del contatto emotivo; si rivolge a tutti coloro che ricercano una migliore espansione del proprio potenziale latente, non un semplice star meglio, ma un "essere di piu'", coloro che ricercano una migliore qualita' della vita...